Barbra vs Elizabeth

barbra streisand, elizabeth taylor, femininity, femminilità

Non sono bella nel senso tradizionale e classico del termine. Per essere precisi non sono bella. E basta.

La mia famiglia ha gestito un hotel in un paese di montagna per due generazioni: nel lento trascorrere delle mie estati di adolescente, abbiamo avuto come ospite un signore di Milano; elegante, molto affascinante, gran viveur.   Un po’ stile Gigi Rizzi – lo storico play-boy degli anni ’60, per chi se lo ricorda – . Lo si chiamava Bancomat fra noi, per via della sua disponibilità economica e del fatto che un poco “matto”, lo era per davvero.

Nel corso di una delle nostre consuete conversazioni, che oscillavano oziose fra i piaceri della vita e le donne, una sera mi disse: “Tu hai il fascino della Barbra Streisand”.  

Memore degli insegnamenti precedenti sul come una donna avrebbe sempre dovuto prendersi con naturalezza un complimento, lo ringraziai disinvolta. In realtà non capivo affatto dove lui volesse arrivare.  Soprattutto non capivo se quello fosse stato da intendersi veramente come un complimento.  Lui precisò immediatamente: “Uè. Guarda che ho detto Barbra Sreisand, no Liz Taylor. La Barbra non è mica per tutti.”Io continuai a fingere di avere afferrato il concetto,  e da quel giorno iniziai a farmi fuori tutta la filmografia della Barbra. E della Liz.

Decisi poi in seconda battuta che tutto sommato mi sarebbe stato benissimo essere la Barbra Streisand della situazione.

Più avanti negli anni, a partire dal momento in cui divenni maggiorenne ed iniziai ad avere una vera e propria vita sociale,  le persone intorno a me cominciarono a farmi notare che mi trovavano “interessante”. A volte usciva persino la parola “sexy”. Non avrei saputo dire a quale titolo. Questo tipo di osservazione arrivava spesso anche dalle donne, motivo per cui – considerando i limiti imposti dalla competizione fra femmine – rimanevo ogni volta più sorpresa.

Fu in quei frangenti a venire che realizzai quanto il  Signor Bancomat ci avesse visto giusto. Quanto lui fosse riuscito a definire la mia peculiare  dimensione femminile prima ancora che io stessa ne raggiungessi piena consapevolezza.


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I am not exactly what people would name “a beauty”,  in the classical and traditional way. More precisely, I am not a beauty. Period.

My family has been running an hotel in a mountain village  for two generations: during the lazy elapse of my adolescence Summers we had a Gentleman from Milan as a guest: extremely elegant, extremely charming, grand viveur. A little bit in Gigi Rizzi’s style, the renowned play-boy of the 60′s – for the ones who remember him -. We used to call him “Bancomat” (litterally the combination of two different meanings in Italian: cash point and crazy) because of the fact he was both wealthy and –  yes – a little bit crazy too.

During one of our usual conversations, which used to swing idly between pleasures of life and women,  one particular evening he said to me: ” You have the charme of Barbra Streisand”.

Mindful of his previous theoretical instructions on how a lady should always take a compliment, I casually  thanked him. In fact I truly had not the faintest idea of what he was up to by saying that to me. And, most of all, I wasn’t even sure that it was actually meant to be a compliment in the first place. He precised immediately: “Well, I did say Barbra Streisand , not Elizabeth Taylor. Barbra isn’t for everyone”. I carried on pretending I got what he meant, and started to watch all the Barbra’s filmography. And Liz’s one.

In second thought I decided it would have been more than fine with me to be the occasional Barbra Streisand.

Later on,  when I started to have a proper social life after reaching my majority, people around started to pick up on the fact that they were finding me intriguing. Sometimes they would even use the word “sexy”. I couldn’t say on what grounds. These kind of observations would arrive often from women, and that’s the reason why – considering the limits imposed by female competition – I was feeling more astonished every time.

It was during those odd moments that I realized how Mr Bancomat was right. How he was able to define my peculiar feminine dimension long before I had full consciousness of it.

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