mari’s random archive

Marzo 2012

Introduzione alla Mostra per Immagini

“LONTANE dal PARADISO”

a cura di A. G. Giannuzzi e Marika Mottes

Pdf Tavole Introduzione:

20120307_introduzione_03

olio su tela di ISA MALFATTI – foto di OMAR SACCHETTI

Da queste immagini affiorano modelli precostituiti presi a prestito da un immaginario comune (di per sé non necessariamente negativo)Quello che state per compiere è un viaggio su un nastro fatto di immagini, che svolgendosi libera lo sguardo, il respiro e via via il corpo.

ma che propone sempre e soltanto “certi ruoli, certe abitudini, certe tendenze”, che suggeriscono percorsi mentali, di affetti, di relazione che hanno determinato nel tempo la costruzione

dell’idea del “sé” e della propria idea di donna.

Il nostro è un Paese che non ammette che le donne allattino al seno in pubblico, ma le vuole svestite e provocanti in televisione, in strada, sul lavoro, a casa:

come semplici oggetti sessuali, rassicuranti perché sempre disponibili,come nelle immagini dei cartelloni pubblicitari: in un’ottica che ci rende tutt* dei beni di consumo.

Come reggono entrambi i sessi a questo impatto visivo continuo, imperante e schiacciante, quando vorrebbero formarsi un carattere, un’idea del mondo e dei suoi abitanti autonoma e libera?

Quante chance ha una madre che inconsapevolmente si costruisce intorno ad un modello che le viene proposto come socialmente condiviso ed accettabile, di crescere un* figli* (maschio o femmina) liber* dagli stereotipi sociali?

In queste immagini dove sono gli uomini, i padri ed i compagni, e quale ruolo viene imposto loro?

E perché noi donne non vogliamo considerare che tutto questo sia avvenuto anche loro malgrado,

imprigionando entrambi in un gioco di ruoli e di specchi, fatto di piccole e grandi ipocrisie quotidiane, che si perpetrano per anni in convivenze insincere?

Come fanno le donne ad avere stima di sé, se si sono abituate a vedersi letteralmente ai piedi degli uomini?

Come può un uomo capire il valore della donna che gli sta accanto, se lei si propone adorante piuttosto che supplichevole o addirittura “servizievole”? (…se capite cosa intendiamo dire…)

Oggi la pubblicità sessista ha una sua disciplina: vieta qualsiasi rappresenta- zione dell’identità di genere di una persona in modo stereotipato, basato cioè sulla visione che ha di essa l’immaginario comune.

È regolata dall’art.10 del Codice di Autodisciplina pubblicitaria in quanto lesiva della dignità della donna (ma anche dell’uomo, dei bambini, di minoranze etniche o religiose).

«La pubblicità non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini. La pubblicità deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni».

Ancora “Lontane dal Paradiso”, certamente.
Ma più consapevoli, disposte e determinate ad arrivarci.

Ricordiamoci di “come siamo nate donne”.

March 2012

Introduction to the Images Exhibition

‘FAR from HEAVEN”

Concept by A. G. Giannuzzi and Marika Mottes

The one you’re about to make is a journey on a ribbon made of images,

which unfolding aims to open gaze, breath and finally the body.

From this images are emerging preconceived models

rented from a collective imagination (not always negative by itself)

but always and only proposes “certain roles“, “certain habits“, “certain trends

suggesting mental emotional and relationship paths which – time passing by –

determined the construction of “self ” and the own idea of being a woman.

Italy is a Country where is not admitted to women to breast-feed in public,

but which wants them undressed and provocative on television, walking on the streets, at work and at home

simply as sexual objects, reassuring because always available,

like in advertise wallpapers, in a perspective that makes us all consumption goods.

How are both sexes withstanding this continuous prevailing and damning visual impact

when they want to create their own character? An independent and autonomous idea of the world and its inhabitants?

How many chances has a mother who unconsciously builds herself around a model which is imposed to her

as the only one socially shared and acceptable, to raise a child (male or female) free of social stereothypes?

In those images where are men, fathers and companions – and which role is imposed to them ?

And why we , women, still don’t want to consider that all this might have happened

in spite of themselves too imprisoning both genders into a role and mirror game

made of big and small daily hypocrisies

which perpetrate for years in insincere living together?

How can women have self-esteeme if they are accustomed to see themselves

literally at men’s feets?

How can a man understand the value of the woman close to him

when she proposes to him adoring rather than imploring or even oblingingly, if you know what we mean?

Today sexist advertise has its discipline and bannes every stereotyped representation

of gender identity of human beings based on the vison of it held by collective immagination.

In Italy is regulated by art. 10 of Advertising Self-discipline Code

as prejudicial of female dignity (but also of male, children and ethnic and religious minorities).

“Advertise must not offend moral, civil and religious beliefs of citizens.

Advertise must respect human dignity in all its forms and aspects.”

Still “Far from Heaven”, for sure.

But more conscious, prepared and willing to get there.

Let’s remember how we are “born women”.

Aprile 2012

… la venuta di un/a drag-king

Nel proseguire la mia lettura di  “Kafka sulla Spiaggia” (dell’autore giapponese Haruki Murakami) mi sono imbattuta in questi giorni in considerazioni che ho trovato curiosamente pertinenti, ancorché forse bizzarre per qualcuno…e naturalmente ho deciso di condividerle con voi:

ellenbyannie

ellenbyannieleibovitz

-Mi duole dover dire che nei nostri controlli, in questa biblioteca abbiamo riscontrato diversi punti che lasciano a desiderare,-dice.

-Dal punto di vista della donna, immagino?-chiede Oshima.

-Sì, dal punto di vista della donna, precisamente-.Fa un colpo di tosse, quindi aggiunge:-Su questo però, se permette, vorrei sentire qualcuno dell’amministrazione…

…Prima di tutto, qui non avete servizi igienici riservati alle donne. E’ o non é così? Pur essendo un’istituzione privata, visto che siete aperti al  pubblico, non dovreste avere, come principio, bagni separati per uomini e donne?

Come principio? -ripetè Oshima, quasi non fosse sicuro di aver capito bene.

-Esatto. I bagni misti , per uomini e donne, favoriscono vari tipi di molestie sessuali. Secondo i nostri sondaggi, la maggior parte delle donne avverte un forte disagio a utilizzare bagni misti. Questo dimostra un’evidente negligenza da parte vostra nei confronti delle donne.

-Negligenza…

-Una disattenzione voluta.

-Una disattenzione voluta,-ripeté Oshima, come se l’espressione avesse qualcosa di grossolano che ferisse il suo orecchio.

-Cos’ha da dire al riguardo?- chiese la donna, reprimendo a fatica lo sdegno.

-Come può vedere lei stessa, questa è una biblioteca davvero molto piccola,-dice Oshima.-Purtroppo non abbiamo lo spazio per costruire servizi separati per uomini e donne. Sul fatto che avere toilette separate sarebbe preferibile siamo d’accordo, ma finora non abbiamo mai ricevuto lamentele dai visitatori. Per fortuna o per sfortuna, i nostri locali non sono mai affollati. Se vi sta tanto a cuore la questione dei serviziseparati per uomini e donne, perché non andate alla sede della Boeing a Seattle e non gli sottoponete il  problema della toilette a bordo del jumbo jet? I jumbo jet sono molto più grandi e affollati dellanostra biblioteca, e per quanto ne sappia io le toilette sono tutte miste.

La donna alta socchiude gli occhi in uno sguardo severoche le muta la fisionomia del viso: gli zigomi si fannopiù sporgenti, e gli occhiali le rislagono sul naso.

-Noi non siamo qui per occuparci di trasporti aerei. Non capisco perché dovrei mettermi a discutere con lei dei jumbo jet.

-Il fatto che sia nei jumbo jet che nella nostra biblioteca ci siano servizi misti non può forse dare adito allo stesso tipo di problemi? Come principio, ovviamente.

-Senta, noi siamo venute qui per svolgere un’indagine sulle attrezzature degli istituti pubblici. Non per discutere questioni di principio.

Oshima, sfoderando il sorriso più dolce, dice:

-Davvero? Io ero sicuro che invece stessimo parlando proprio di questioni di principio…D’accordo non parlerò più di aerei, mi atterrò strettamente ad argomenti terrestri.

-C’è un’altra cosa che vorrei sapere. Il catalogo degli autori è diviso in uomini e donne.

-Sì, è vero. E’ un catalogo realizzato dai nostri predecessori, e non so perché sia diviso così. Vorremmo modificarlo, ma non ne abbiamo ancora avuto il tempo.

-Noi non abbiamo nulla da obiettare su questa divisione,-replica la donna.

Oshima inclina leggermente il collo, perplesso.

-Il problema è che, in tutte le catalogazioni, gli autori maschi vengono prima delle autrici femmine. Secondo il nostro modo di vedere, questa è un’impostazione lesiva del principio di  parità fra oi sessi, e chiaramente discriminatoria.

-Signora Soga, quando lei era a scuola e veniva fatto l’appello, il suo nome veniva prima di Tanaka e dopo Sekine, suppongo. Se ne è mai lamentata? Si è mai opposta chiedendo che invertissero l’ordine? Pensa che nell’alfabeto la G si arrabbi perché la F viene prima? La pagina 68 di un libro fa una rivoluzione perché viene dopo la pagina 67?

-Il punto non è questo,-ribatte la donna alzando la voce.-E’ già da un po’ che lei ingarbuglia volutamente il discorso…

Red herring è un’espressione inglese. Si usa per indicare qualcosa di molto interessante, ma che svia dal tema principale. Aribghe rosse. Purtroppo nella mia ignoranza non ne conosco l’etimologia…Per essere precisi , faccio ricorso a un’analogia.Secondo Aristotele , uno dei metodi più efficaci nell’arte oratoria. Trucchi intellettuali di questo tipo erano molto apprezzati dai cittadini ateniesi che li utilizzavano nella vita di tutti i giorni. Anche se è deplorevole che adAtene la definizione di “cittadini” non  includesse le donne.

-Vuole prenderci in giro?

-No, ciò che vorrei farvi capire è che ci sarebbero molti modi più efficaci di utilizzare il vostro tempo a difesa dei giusti diritti delle donne dell’intero paese che venire qui, in una piccola biblioteca privata di un piccolo centro, a cercare difetti nella sistemazione dei bagni o nel modo con cui cataloghiamo i libri. Noi profondiamo le nostre nergie per rendere questa biblioteca, per modesta che sia, utile al territorio che la ospita…Invece che di concentrarvi sulle nostre mancanze, dovreste cercare di rivolgere la vostra tensione su ciò che riusciamo a offrire realmente. Non sarebbe un atteggiamento più corretto?

-Tutto ciò ce lei dice non è altro che un insieme di argomenti privi di ogni sostanza, volti a rifiutare qualsiasi responsabilità. E’ comodo parlare di realtà,ma il suo è solo un modo facile di trovare delle giustificazioni.Lei è un classico, patetico esempio di maschilismo, selo lasci dire…Facendosi scudo degli stereotipi accettati dalla società, e della facile logica maschile che è stata creata per sostenerli, lei trasforma l’intero genere femminile in una categoria di cittadine di seconda classe, limitando o spremendo i diritti delle donne spetterebbero naturalmente. Ciò in modo non intenzionale, forse, ma inconscio, il che è una colpa ben più grave. Forti della vostra insensibilità nei confronti dei dolori altrui, tutelate i diritti e i vantaggi acquisiti in quanto maschi. E non vi sforzate neanche di capire quali gravi danni questa vostra inconsapevolezza rechi alle donne e alla società. Naturalmente i bagni separati e il problema del catalogo non sono che piccoli dettagli, ma è dai dettagli che bisogna partire per giungere all’insieme.Se non cominciamo da questi,non arriveremo mai a strappare il velo di inconsapevolezza che soffoca il nostro intero sistema sociale. Questi sono i principi su cui si basa la nostra azione.

-E sono anche quelli in cui si riconosce qualunque donna dotata di cuore e cervello,-aggiunge l’altra donna alta, con uno sguardo privo di espressione.

-Vi è forse una donna dotata di cuore e cervello che sottoposta a tali torture non si comporterebbe come me? – dice Oshima…E’ L’Elettra di Sofocle. Una tragedia sublime. L’ho letta e riletta molte volte. Ah, per inciso, la parola “genere” indica una categoria grammaticale. A mio parere, per esprimere la distinzione fisica fra maschio e femmina “sesso” è più corretto. L’uso che oggi si fa del termine gender è improprio, se mi permettete questa piccola precisazione linguistica….In ogni caso ciò che dite è fondamentalmente sbagliato, non credo proprio di essere un classico, patetico esempio di maschio maschilista…Prima di tutto, non sono un maschio. Sono una donna…Quindi come avete potuto constatare , sia dal punto di vista biologico che da quello anagrafico sono, indiscutibilmente, una donna. Ecco perché ciò che avete detto a me è fondamentalmente sbagliato. Non vedo come potrei corrispondere alla vostra definizione di perfetto esempio di maschio maschilista e sessista…Anche se ho la struttura fisica di una donna, la mia personalità è però completamente maschile. La mia vita psicologica è quella di un uomo. Quindi può anche darsi che quando mi considerate un “classico caso” abbiate qualche ragione. E sarò pure un famigerato sessista. Chissà. Comunque, nonostante il mio aspetto, non sono una lesbica. Per quanto riguarda i miei gusti sessuali, mi piacciono gli uomini. Dunque, anche se sono una donna, non sono gay. Nel sesso, non ho mai ustao la vagina, ma solo l’ano. Il mio clitoride è sensibile, ma  i miei capezzoli no. Non ho le mestruazioni. Quindi,in che modo una persona come me potrebbe essere sessista? C’è qualcuno qui che me lo vuole spiegare?…E adesso, se mi volete scusare, vorrei finire il mio pranzo…Ma voi prego, fate pure con comodo. Questa biblioteca è aperta a tutti. Purchè si rispetti il regolamento, e non si disturbino gli altri visitatori, si è completamente liberi. Guardate tutto quello che desiderate, senza fretta, e scrivete pure quello che volete nel vostro rapporto. Qualisasi cosa scriviate, non ci offenderemo. Finora siamo andati avanti senza ricevere le sovvenzioni di nessuno, e senza lasciarci indrottinare da nessuno, e abbiamo intenzione di continuare così.

Dopo che lui si è allontanato, le due donne si guardano in silenzio fra loro, poi si girano a guardare me. Forse pensano che io sia l’amante di Oshima. Senza dire niente, mi metto a riordinare le schede. Le due si scambiano alcune parole a bassa voce tra gli scaffali, e dopo un po’ raccolgono le loro cose per andarsene. Hanno facce torve, e quando porgo loro i loro zainetti, non mi ringraziano nemmeno.

-Le cose che ho detto prima erano tutte vere,-mi dice Oshima quando torno dopo aver mangiato.

-Allora era questo che intendeva, quella volta che si era definito “diverso”? – chiedo.

Non è una cosa di cui mi vanti, ma adesso puoi capire che quando l’ho detto non esageravo affatto…A volte non lo capisco più nemmeno io. Che cosa sono? Che cosa può essere uno come me?  Crisi di identità, un eterno problema…Effettivamente io sono un po’ diverso dagli altri. Però fondamentalmente sono un essere mano tra tanti esseri umani. E’ questo che vorrei tu capissi. Non una creatura di un altro pianeta, ma un normale essere umano che sente e agisce come tutti. A volte però questa piccola differenza diventa per me una voragine senza fondo. Ma al fatto che questo accada periodicamente, sono ormai rassegnato…A causa del tipo di persona che sono, ho subìto discriminazioni in vari modi e in varie circostanze, che cosa significhi essere discriminato, e quanto profondamente si resti feriti, sono cose che solo chi le ha subite può capire. Ogni dolore è unico, e anche le cicatrici hanno una forma diversa per ciascuno. Perciò nel combattere la discriminazione e l’ingiustizia, credo di non essere secondo a nessuno. Ma se c’è una cosa che mi indigna ancora di più , sono  le persone prive di immaginazione. Quelle che T.S. Eliot chiamava “gli uomini vuoti”. Persone insensibili che coprono questa loro mancanza mancanza di immaginazione, questo loro vuoto, con un ammasso di segatura, e senza rendersene minimamente conto se ne vanno in giro per il mondo a tentare di imporre a tutti i costi  qusta loro ottusità agli altri, mettendo in fila parole vuote e senza senso…Gente priva di immaginazione, intollerante, senza orizzonti. Gente che vive una realtà fatta di convinzioni tutte sue, slogan vuoti, ideali orecchiati qua e là, sistemi rigidi. Sono queste le persone che a me fanno davvero paura. Le temo e le disprezzo. Naturalmente, anche capire ciò che è giusto e sbagliato è importante. Ma nella maggior parte dei casi, ognuno col tempo, può correggere i propri errori di valutazione. Se si ha il coraggio di riconoscere i propri errori, il più delle volte è possibile rimediare. Ma la ristrettezza di vedute, la rigidità di chi è privo di immaginazione ha una natura simile a quella dei parassiti. Si trasferiscono da un organismo all’altro, mutano di forma e continuano a vivere e a proliferare. Sono  casi senza speranza. Ma almeno qui vorrei che non mettessero piede…No, proprio non ci riesco a liquidare gente come questa con una risata.

 Aprile 2011
Nell’uomo di Pasqua… 

Diversi anni fa ebbi un fidanzato che  ribattezzai in compagnia  delle insolite ignote amiche con il soprannome “Uomo Kinder”: con lui c’era sempre la sorpresa.D’accordo: non era il mio fidanzato. Okay: tecnicamente era il fidanzato di un’altra. Diciamo che a me però era riservata la sorpresa. E così in questo clima pre-pasquale è scattata l’associazione Uomo Kinder – Uomo di Pasqua.Mi sono domandata spesso per quale ragione noi donne siamo generalmente molto attratte da questa tipologia di maschio, almeno in uno dei diversi passaggi delle nostre esistenze. La risposta in realtà è banale e  poco sofisticata: è il fascino dell’uomo imprevedibile, inaffidabile ed inafferrabile, che con le sue assenze ci lascia un sacco di tempo e di spazio liberi da riempire con i nostri sogni romantici e le nostre fantasie erotiche. Perché l’Uomo di Pasqua risveglia tutta la nostra sopita femminilità, è un abile operatore che sa come lusingare il nostro ego di femmine ed allo stesso tempo riesce a prenderci per mano come fossimo ancora bambine.Questo in particolare possedeva anche le rare doti dell’ ironia e dell’ intelligenza, dell’autoironia e della cultura. Quindi seducendomi anche intellettualmente mi fece capitolare due volte: con la testa e con il cuore. Anzi, a ben pensare le mie capitolazioni furono tre. Cosa del resto mai più ripetutasi simultaneamente in futuro.Ricordo che dopo un’iniziale resistenza avevo perso completamente la testa per quest’uomo più grande di me che mi trattava come fossi stata una Signora, malgrado avessi avuto soltanto vent’anni, attraverso l’ osservanza meticolosa delle mie piccole abitudini e dei miei gusti: la seconda volta che prendemmo il caffè insieme mi versò del latte freddo e spostò il cucchiaino a sinistra, il tombeur des femmes aveva già registrato che fossi mancina al primo caffè.Parallelamente riusciva anche ad offrirmi le rassicurazioni di matrice infantile rivolte inutilmente ai miei genitori sempre troppo impegnati nella loro attività: ricordo la volta che mi ammalai e venne a trovarmi passando dal giardino sul retro – per sorprendermi, appunto – . Una vera coccola.Fu più tardi compresi che tutta questa spinta a stupire e piacere derivava anche da un ego molto ingombrante, che principalmente era volto a sedurre se stesso. E naturalmente poi l ‘Uomo di Pasqua scompariva per settimane, andava a trascorrere le vacanze con la sua fidanzata, flirtava (e certamente non solo) con le altre. Sono sempre stata consapevole di tutto questo ed inizialmente ne ho anche sofferto.

Ma l’ ho anche amato incondizionatamente come fosse un bambino, il mio enfant terrible un po’ perverso ed astuto. Con il trascorrere del tempo, proprio perché riuscivo ad accettarlo esattamente per l’uomo che era, a chi mi faceva domande sulla natura del nostro rapporto rispondevo semplicemente ciò che dicevo a me stessa: di un uomo così è molto meno pericoloso e doloroso essere l’ amante che non la compagna di ogni giorno.

Questo nostro legame, devo dire autentico seppur bizzarro, è durato a lungo – indubitabilmente anche grazie all’ istituzione di un’ altissima  soglia di tolleranza da parte mia al susseguirsi di tutte le sue pittoresche intemperanze.

Sottoponendo l’ Uomo di Pasqua oggi ad una più attenta analisi a posteriori e con un maggiore grado di maturità e di esperienza,  il responso sarebbe differente: a quindici anni di distanza sono in grado di riconoscere perfettamente il vuoto dentro all’ Uomo di Pasqua. E l’idea della sorpresa che allora riusciva a compensare qualsiasi forma di egoismo maschile oggi non funzionerebbe più allo stesso modo.

Ciononostante però, circondata da politici bavosi, uomini in crisi di mezza età alla ricerca di Viagra e Bunga Bunga manco fossero Indiana Jones nei suoi giorni migliori, noiosi e prevedibili quanto i ventenni sprovvisti di savoir faire con l’ elastico della mutanda in bella vista (quando non si tratta dell’ agghiacciante filo del perizoma…) mi ritrovo a rimpiangere  quella figura maschile immortalata splendidamente dalla cinematografia nostrana del dopoguerra: il mascalzone italiano.

E l’ Uomo di Pasqua.

Inside the Easter Man…

Years ago I had a boyfriend. Me and my unusual unknown friends gave him the nickname of  ‘Kinder man’, coming from the little chocolate eggs holding inside a little surprise for the kids: with him there was always some surprise coming. Ok, he wasn’t my boyfriend. All right: he was someone else’s boyfriend. Let’s say then the surprise was reserved to me.

These pre-Easter days opened up the association of ideas between the Kinder Man and the Easter Man. Many times I wondered why women are usually very attracted by this kind of man, at least at one stage of  their lives. The answer is really quite trivial and unsophisticated: is the thrill of the unpredictable, unaffordable and elusive  man. The one who with his absence leave an incredible amount of free time and space to fill up with our romantic dreams and erotic fantasies. Because the Easter Man awakes our sleepy femininity, he’s a smooth operator  and he knows how to flatter our female ego. At the same time he holds our hand as if we were still little daddy’s girls.

Mine in particular also possessed qualities of  irony and intelligence, self irony and culture. Seducing me intellectually too, he made me fall for him twice: heart and mind. Well, thinking over it I fell for him three times, something never happened again simultaneously in the future.

After an initial resistance, I completely lost my mind for this older guy who treated me like a lady although I was only twenty years old through the meticulous compliance of my little habits and my taste in things: the second time we went for a coffee he poured the right quantity of cold milk in it and moved the spoon on the other side of the cup; the tombeur des  femmes registered I was left-handed at the first coffee.

Simultaneously he managed to offer me reassurance in relation to my childish needs, which I was effortlessly turning to my parents, always too busy with their own activities. Once I got ill and he came to visit passing through the back garden. Only to surprise me, of course. It has been a real treat.

Later on I discovered that all this boost to surprise and accomplish came also from an obtrusive ego, basically aimed at seducing itself. Obviously the Easter Man was disappearing for weeks, sure enough was spending holidays in the States or wherever with his girlfriend and used to flirt (and probably it wasn’t only flirting) with other women. I’ve always been aware of all this happening  and have to admit that initially I was hurt, because I truly loved him.

I loved him unconditionally, as you could only love a child. He was my enfant terrible, a little bit perverted and clever. Time passing by, in virtue of the fact that I was seeing him exactly for who he was, I used to answer people asking me about the complex nature of our relationship simply the phrase I was telling to myself: it was less dangerous and painful to be her lover rather than the companion of a daily routine.

The bond between us, authentic although unusual, lasted through the years. It is out of any doubt it did  last so long thanks to the institution of an exceptionally high threshold of tolerance to his constant colorful intemperance. Submitting the Easter Man to a meticulous further investigation, and an higher grade of maturity, the response would be different.

Fifteen years later I can see clearly the empty space inside the Easter Man, and the idea of the surprise doesn’t discharge male selfishness in each and every way as it used to.

Despite all this, seeing myself surrounded by  drooling perverts politicians, middle aged men looking for Viagra and Bunga Bunga as if they were Indiana Jones in his best years – boring and predictable as the twenty years old boys with no savoir fair walking around with their underwear elastic (if not the creepy string…) showing up from the back of their jeans – I found myself regretting again this year the male figure magnificently immortalized by our local movies of the fifties and sixties and their great performers: the Italian rascal.

And the Easter Man.

 
Novembre 2011
Pioggia e Lacrime/Rain and Tears

Un temporale estivo in montagna.  Dodici anni o giù di lì. Di colpo, tutto è scuro.

Poi l’odore forte  della pioggia quando sta per arrivare. L’ odore di un presagio. Che diventa gocce intense e battenti, potente. Non ho mai più sentito un richiamo così forte. Mi sono gettata in mezzo  a quell’esplosione di Natura con la sola idea di condividere con Lei quel momento di catarsi. E’ là in mezzo che sono scese anche le lacrime: un altro temporale.

A Summer storm on the mountain. Twelve years old, I recall. Suddenly everything is dark.

Then the strong smell of rain when it’s about to come down. The smell of premonition, which becomes suddenly  mighty pouring rain. I never felt such a strong call again. I stepped in the middle of this explosion of Nature with the sole idea of sharing with Her that cathartic moment. It has been there that tears came down. Another storm.

Maggio 2011
Cancelli&Rose/Gates&Roses

Le cose da sistemare sono rimaste al loro posto sulla scrivania.

Ma oggi finalmente soffia una brezza leggera,

finalmente ho potuto spalancare le finestre di casa.

Io mi apro al mio mondo, apro il cancello del mio Giardino Segreto:

non mi serve la chiave, devo soltanto spingere forte.

Vado a spasso fra le rose, oggi.

Il profumo inebriante mi riempie la testa come una nebbiolina leggera

e mi confondo in un sogno che è fatto delle mie fantasie,

come da bambina.

E come siamo fuori da tutto io e le più preziose amiche mie.
Così eteree da essere irraggiungibili.
Eppure le nostre passioni sono così evidenti e terrene;
chissà..siamo qui ma la nostra vita vera sembra sempre
svolgersi "altrove".
Verrà a prenderci per mano qualcuno un giorno, nel nostro Giardino Segreto?
 

Things to arrange are still left on the writing desk in its stead.
Finally today a gentle breeze blows, finally I could open the windows wide
I open up to my world, I open up the gate of my Secret Garden:
no need of the key, I only have to push heavily
I’ll  take a stroll among the roses, today.
The vertiginous smell fills up my head just like a light mist
and I am feeling lost in  a dream, like I’ve been as a little girl.
And how far from this world am I and my most precious friends.
So ethereal to become unapproachable.
Eitherway our passions are so unmistakable and earthy;
who knows…we are here but we always seem to belong ‘elsewhere’.
Will someone ever come and take our hand
someday
within our Secret Garden?
Maggio 2011
BarbraVSLiz

Non sono bella nel senso tradizionale e classico del termine. Per essere precisi non sono bella. E basta.

La mia famiglia ha gestito un hotel in un paese di montagna per due generazioni: nel lento trascorrere delle mie estati di adolescente, abbiamo avuto come ospite un signore di Milano; elegante, molto affascinante, gran viveur.   Un po’ stile Gigi Rizzi – lo storico play-boy degli anni ’60, per chi se lo ricorda – . Lo si chiamava Bancomat fra noi, per via della sua disponibilità economica e del fatto che un poco “matto”, lo era per davvero.

Nel corso di una delle nostre consuete conversazioni, che oscillavano oziose fra i piaceri della vita e le donne, una sera mi disse: “Tu hai il fascino della Barbra Streisand”.  

Memore degli insegnamenti precedenti sul come una donna avrebbe sempre dovuto prendersi con naturalezza un complimento, lo ringraziai disinvolta. In realtà non capivo affatto dove lui volesse arrivare.  Soprattutto non capivo se quello fosse stato da intendersi veramente come un complimento.  Lui precisò immediatamente: “Uè. Guarda che ho detto Barbra Sreisand, no Liz Taylor. La Barbra non è mica per tutti.”Io continuai a fingere di avere afferrato il concetto,  e da quel giorno iniziai a farmi fuori tutta la filmografia della Barbra. E della Liz.

Decisi poi in seconda battuta che tutto sommato mi sarebbe stato benissimo essere la Barbra Streisand della situazione.

Più avanti negli anni, a partire dal momento in cui divenni maggiorenne ed iniziai ad avere una vera e propria vita sociale,  le persone intorno a me cominciarono a farmi notare che mi trovavano “interessante”. A volte usciva persino la parola “sexy”. Non avrei saputo dire a quale titolo. Questo tipo di osservazione arrivava spesso anche dalle donne, motivo per cui – considerando i limiti imposti dalla competizione fra femmine – rimanevo ogni volta più sorpresa.

Fu in quei frangenti a venire che realizzai quanto il  Signor Bancomat ci avesse visto giusto. Quanto lui fosse riuscito a definire la mia peculiare  dimensione femminile prima ancora che io stessa ne raggiungessi piena consapevolezza.

I am not exactly what people would name “a beauty”,  in the classical and traditional way. More precisely, I am not a beauty. Period.

My family has been running an hotel in a mountain village  for two generations: during the lazy elapse of my adolescence Summers we had a Gentleman from Milan as a guest: extremely elegant, extremely charming, grand viveur. A little bit in Gigi Rizzi’s style, the renowned play-boy of the 60′s – for the ones who remember him -. We used to call him “Bancomat” (litterally the combination of two different meanings in Italian: cash point and crazy) because of the fact he was both wealthy and –  yes – a little bit crazy too.

During one of our usual conversations, which used to swing idly between pleasures of life and women,  one particular evening he said to me: ” You have the charme of Barbra Streisand”.

Mindful of his previous theoretical instructions on how a lady should always take a compliment, I casually  thanked him. In fact I truly had not the faintest idea of what he was up to by saying that to me. And, most of all, I wasn’t even sure that it was actually meant to be a compliment in the first place. He precised immediately: “Well, I did say Barbra Streisand , not Elizabeth Taylor. Barbra isn’t for everyone”. I carried on pretending I got what he meant, and started to watch all the Barbra’s filmography. And Liz’s one.

In second thought I decided it would have been more than fine with me to be the occasional Barbra Streisand.

Later on,  when I started to have a proper social life after reaching my majority, people around started to pick up on the fact that they were finding me intriguing. Sometimes they would even use the word “sexy”. I couldn’t say on what grounds. These kind of observations would arrive often from women, and that’s the reason why – considering the limits imposed by female competition – I was feeling more astonished every time.

It was during those odd moments that I realized how Mr Bancomat was right. How he was able to define my peculiar feminine dimension long before I had full consciousness of it.

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